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L'edificio appare la prima volta nella mappa del Mazzante (1690). Nel 1782 la carta catastale del Marini registra un accorpamento sul lato nord, demolito nel corso del Novecento. Il progetto è attribuito all’architetto lendinarese Don Giacomo Baccari (1756-1822).

Nel secono XIX questa fu la casa dominicale della famiglia Sabini e successivamente appartenne ai Lorenzoni. L'edificio fu vincolato ai sensi della legge del 1939 (n° 1089).

L'ultima ristrutturazione, realizzata dagli attuali proprietari, venne approvata nell'anno 1992.

L'immobile si sviluppa su due piani e sottotetto, impostati sullo zoccolo in "rosso" di Verona. Il portale in pietra, con mascherone in chiave di volta, è affiancato da quattro finestre munite di inferriate; il registro superiore è similmente configurato con un'apertura centrale architravata, dotata di poggiolo e delimitata lateralmente da finestre, pure architravate.

Alcune finestrelle rettangolari sono allineate nel sottotetto, al centro del quale si innalza un abbaino a veranda dotato di poggiolo e di fastigio con volute; tre pinnacoli figurano sulla copertura che è affiancata da due acroteri similmente modanati.

All'interno, una stanza del pianterreno conserva la volta interamente rivestita di marmorino, probabilmente risalente al secolo XVIII. Al piano nobile sussite un solaio ligneo dipinto.

Sembra risalire alla prima metà del diciottesimo secolo anche il Concerto per trio al balcone dipinto sulle pareti interne dell'abbaino e sulle ante lignee di un armadio murale.

La Fanculla che suona il cembalo rappresenta il momento lirico della composizione, mentre il Contadino con strumento a fiato, dall'espressione arguta, l'aspetto ludico del Concerto. Al centro della composizione, il Cinese con mandolino costituisce una concessione al gusto settecentesco per l'esotismo dell'estremo oriente.

L'introduzione della "cineseria" nel dipinto Sabini è un evento unico nella pittura murale lendinarese di questo secolo. Di indubbio effetto decorativo è il racemo fiorito che crea un arabesco alle spalle dell'orientale, il quale si affaccia al centro della loggia dipinta, così da poter essere contemplato dalla piazza antistante.

Tutti i soggetti sono dipinti con tecnica a secco (tempera) su intonaco (Contadini e Fanciulla) e su legno (Cinese con mandolino). I colori tenui e luminosi, conferiti dall'applicazione di "terre" naturali e la composizione, ad un tempo ardita ed aggraziata del trompe l'oeil, con Concerto al balcone, riscattano le evidenti naȉvetes del disegno.

Secondo testimonianze orali, lo stato di conservazione dell'edificio, prima dell'ultimo restauro (1992) era pessimo ed i dipinti scialbati. In seguito all'intervento sulle murature, questi ultimi sono stati ripuliti, stuccati, riequilibrati cromaticamente e fissati dai restauratori.

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(Fonte: Comune di Lendinara)

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