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Cultura è il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo.

Con l’ampliarsi della semantica il termine stesso è passato a indicare nella letteratura, nella pubblicistica e nella comunicazione di questi ultimi anni, l’idealizzazione, e nello stesso tempo la scelta consapevole, l’adozione pratica di un sistema di vita, di un costume, di un comportamento, o, anche, l’attribuzione di un particolare valore a determinate concezioni o realtà, l’acquisizione di una sensibilità e coscienza collettiva di fronte a problemi umani e sociali che non possono essere ignorati o trascurati.

Come trasmettere la cultura alle nuove generazioni così diverse, ma sua espressione?

I giovani sono impazienti, esigono immediatamente le risposte ai loro quesiti, non si concentrano per risolvere categorie di problemi da sviscerare criticamente, ma si gettano sul caso particolare passando subito oltre, non fanno mai una sola cosa alla volta, saltano da Internet alla Tv, dal cellulare al Podcast con una divisione di tempo vertiginosa che tende alla simultaneità del multitasking. Essi gestiscono queste attività molteplici concentrando e allentando l’attenzione alternativamente sui vari canali: mentre fanno i compiti ascoltano musica, gettano uno sguardo allo schermo Tv, inviano un sms e un messaggio e-mail o WhatsApp a un “amico” appena conosciuto su Facebook, inseriscono il loro ultimo video in YouTube. E, davanti alla Tv, di cui si presenta il tramonto nell’orizzonte dei più giovani, esercitano uno zapping ossessivo, apparentemente insensato, in realtà utile per estrarre il meglio da ciascun programma visitato.

Il mondo dove vive Homo technologicus (prodotto della simbiosi di Homo sapiens con la tecnologia) è all’insegna della connessione permanente, della sollecitazione comunicativa, della frenesia visiva e cognitiva con la conseguenza di un annullamento progressivo delle differenze culturali che di fatto si osserva nei luoghi nevralgici della contemporaneità.  Aeroporti, metropolitane, centri commerciali, zone residenziali presentano una sconfortante uniformità sotto tutte le latitudini, poiché l’inventiva e l’originalità progettuale sono state sacrificate alla funzionalità e all’efficienza. Sotto l’imperativo della rapidità anche i cibi si uniformano, i gesti e perfino i gusti diventano tutti uguali.

Ma questi ragazzi sono frutto di una certa cultura, espressione di quell’ambiente e della sua storia. Ecco come allora, per non essere degli sradicati, senza cultura identificativa, bisogna far loro conoscere da dove arrivano perché poi siano liberi di proiettarsi nel futuro.

Occorre fornire a queste generazioni il modo di conoscere e capire da dove vengono, scoprire il significato di monumenti, palazzi, personaggi storici che hanno trasmesso idee e valori fondanti al loro mondo, adattandosi e attirandoli con strumenti congeniali e idonei alla loro forma di apprendere così mordi e fuggi.